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Martedì 31/03/2026
a cura di AteneoWeb S.r.l.

Il fascino discreto, e pericoloso, delle partnership paritetiche

Nel mondo del business, il "cinquanta-cinquanta" viene spesso presentato come l'apoteosi della democrazia societaria. È il patto tra gentiluomini per eccellenza: due soci, pari dignità, pari capitale, pari rischio. Tuttavia, ciò che sulla carta appare come un matrimonio idilliaco, nella pratica economica si rivela spesso una trappola strutturale.

L’attrattiva iniziale è evidente. Dividere equamente il controllo mitiga il timore di essere prevaricati. Eppure, questa architettura ignora una legge fondamentale della fisica aziendale: per muoversi, una società ha bisogno di un vettore risultante, non di due forze uguali e contrarie che si annullano. 

Il rischio è il deadlock, o stallo decisionale. Quando i due soci non concordano su una scelta strategica, che sia l’approvazione di un bilancio, un investimento o la nomina di un amministratore, l’azienda si ferma.
In un mercato che corre a velocità folli, lo stallo non è solo un fastidio burocratico: è un prosciugamento di valore. Una società bloccata perde opportunità, vede degradare il clima aziendale e rischia la paralisi operativa. 

Ma allora perché si continua a scegliere questo modello? Spesso per pigrizia contrattuale o per un eccesso di ottimismo (la cosiddetta affectio societatis). 
Ma la buona gestione non si basa sulle speranze, bensì sulla previsione del conflitto.
È compito del consulente sollecitare una riflessione tra i due soci, fin dalla fase costitutiva della società.
Circhetta Piero
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